Mikol Kootz

Mikol Kootz

Generazioni che si incontrano, ricordi che si intrecciano, passioni che si trasmettono, sono questi i sentimenti con cui Salvatore Siviglia, uno degli ultimi ellenofoni di Calabria, cerca di coinvolgere i nipotini nel difficile tentativo di tramandare loro una lingua e una cultura che, a suo dire, è destinata a perdersi e a non rinnovarsi.

Un poeta che non si definisce tale ma che lo è di diritto; un libero pensatore, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita lottando contro tutto e contro tutti per fare in modo che la lingua dei suoi avi non si perdesse nel tempo. 

Ha lottato tanto, ha fatto tanti sacrifici spostandosi da una città all'altra per fare in modo che le generazioni future non si vergognassero delle loro origini come è successo alla sua generazione. Infatti è proprio a causa di questa vergogna che si è bloccato lo sviluppo e l'evoluzione della lingua lasciandola relegata a un uso agro-pastorale e, fino a qualche decennio fa, trasmessa solo oralmente.

Salvatore è nato e cresciuto a Ghorìo di Roghudi, nel cuore della montagna aspromontana, un posto disperso nella campagna, lontano da ogni forma di inquinamento e progresso ma che viene apprezzato da tutti gli studiosi della lingua e della cultura dei Greci di Calabria perchè, insieme a Gallicianò, è il paese "dove si parla il miglior Greco" (Cit. Giulio Cesare Livretta, Procuratore Generale del Regno delle due Sicilie per la provincia di "Calabria Ultima", 12 luglio 1845) .

La sua paura è di perdere questa identità conquistata dopo decenni di sacrifici e di impegno.

Il film presenta Salvatore che, stimolato dalla curiosità dei nipotini ripercorre gli anni del suo impegno e ritorna con la mente, ma anche fisicamente, alla sua Roghudi, al suo Ghorìo, alla fonte della sua immensa e fantastica gioventù dai cui ricordi sono nate le sue più belle poesie.

Parla con i bambini del lavoro, della sua adorata moglie da poco scomparsa, della vita che si conduceva in un posto che dall'isolamento e dall'abbandono ha partorito i migliori riconoscimenti e apprezzamenti dal mondo accademico nazionale e internazionale.

Si assicura che i bambini possano continuare a esprimersi nella "glicìa glòssa" la dolce lingua dei nostri padri cercando di dare significato e positività a un futuro incerto e difficile.

Da quando abbiamo cominciato a pensare a questo progetto lo abbiamo seguito nei suoi convegni, nei suoi percorsi culturali  e nelle sue presenze vicino a bambini, a giovani, a esperti e a studiosi.

Abbiamo conosciuto il vero Salvatore: energico, forte, fiducioso e appassionato, lo abbiamo apprezzato per l'energia che trametteva a chiunque si avvicinasse ad ascoltarlo; oggi, nonostante l'età e la salute un po' incerta, continuiamo a cogliere nei suoi modi e nelle sue trovate i segni caratterizzanti dell'uomo della vecchia guardia, di una generazione mai completamente assuefatta e mai rilassata, sempre pronto a ricominciare, sempre pronto a ripartire, mai stanco e con quella grande passione che intende tramandare ai suoi cari che lo seguono e lo ammirano in tutti i suoi momenti.

Seguirlo non è stata una passeggiata, la sua grande forza e e la sua enorme passione non conoscono spazi ristretti e confini segnati, lui vuole sempre essere padrone della situazione e gestire in prima persona tutti gli aspetti del lavoro.

Non conosce copioni, non conosce confini, margini, limiti, è un vulcano che è sempre in attività e che fa di tutto per butttare fuori il massimo senza stancarsi e senza chiedere soste, pause o sospensioni.

La sua tenacia ha reso fieri centinaia di persone che fino a poco tempo fa non conoscevano nemmeno l'esistenza di alcuni paesi dell'entroterra greco-calabro; la sua forza ha trasformato il modo di pensare di migliaia di persone che oggi sono orgogliose e fiere di appartenere a un mondo che affonda le sue radici nella lontana Magna Grecia, ma che fino a dieci anni fa non riconoscevano a questo mondo nessun merito approfittando di qualsiasi occasione per disprezzarlo.

Salvatore durante le riprese ha recitato alcune delle sue poesie scritte in Greco di Calabria che hanno sempre come argomento il paese e la famiglia.

Il film si rivolge a un pubblico di qualsiasi età e di qualunque estrazione culturale, sarà pubblicato su DVD e sarà diffuso sul mercato nazionale e internazionale sia attraverso i canali di vendita tradizionali, sia online.

Sostienici nella realizzazione del progetto, il tuo contributo sarà un atto di amore verso un mondo che giorno dopo giorno rischia di scomparire e sarà per noi un incentivo a continuare a lavorare per mantenere viva e visibile una realtà che ci accompagna da tremila anni.

Per dare il tuo sostegno clicca quì 

L'associazione Ellenofona "Jalò tu Vua" di Bova Marina (RC) in collaborazione con "Mnemon Traverl" di Atene organizza da giorno 1 a giorno 8 agosto 2017 un viaggio in Grecia.

Il viaggio è stato studiato nei minimi particolari con l'intenzione di offrire ai partecipanti un giro che riesca a far conoscere e apprezzare i migliori posti della Grecia.

Su tutto il percorso e in ogni posto in programma sarà presente una guida esperta che ne illustrerà la storia e sarà in grado di fornire tutte le notizie necessarie per fare in modo che ognuno possa avere il piacere di conoscere le peculiarità e le attrazioni del luogo in cui sarà sempre un gradito ospite.

L'occasione, unica e difficilmente ripetibile, di visitare posti distanti anche centinaia di chilometri tra di loro ci è stata offerta dalla collaborazione con un Tour Operator greco che ha reso proprie tutte le aspettative che un gruppo di persone appartenenti alla Calabria greca debba avere nel momento in cui si avvicina alla terra dei nostri amati fratelli. 

Per qualsiasi richiesta di ulteriori informazioni contattare la ns. Antonella Casile (347 3335201) che si è adoperata per organizzare un giro in Grecia senza precedenti.

Per scaricare il programma clicca quì

Il Comune di Roghudi è stato protagonista, sabato 18 febbraio 2017, di un evento che ha destato molto interesse ed è riuscito a suscitare emozione,  partecipazione e tanta passione per la Lingua e la cultura dei Greci di Calabria.

L'evento ha impegnato gli organizzatori per l'intera giornata proponendo lo stesso programma in due momenti differenti: la mattina è stato dedicato agli studenti del plesso di Roghudi dell'Istituto Comprensivo "Bagaladi-San Lorenzo-Melito" i quali, accompagnati dalle insegnanti e dal Dirigente Scolastico Prof. Francesco Sclapari (presente anche nel pomeriggio), hanno seguito con molto interesse la programmazione; lo stesso programma è stato replicato alle 17:30 e ha coinvolto un pubblico vario, proveniente da diversi comuni dell'Area Grecanica con qualche gradita presenza anche dalla Piana di Gioia Tauro, da Cosenza e da Treviso.

Dopo un breve saluto da parte del Sindaco Pierpaolo Zavettieri, dell'Assessore alle Minoranze Linguistiche Lea Stelitano e una presentazione del programma da parte del Vice presidente dell'Associazione Ellenofona "Jalò tu Vua" Domenico Cuzzucoli, è stato proiettato il film-documentario "AGOSTINO: Un poeta nella Calabria greca" prodotto dall'Associazione Ellenofona "Jalò tu Vua" con la regia di Domenico Cuzzucoli e a seguire il cortometraggio "La scatola della stirpe" anch'esso prodotto dall'Associazione Ellenofona "Jalò tu Vua" con la regia di Alessandro Spiliotopoulos.

Il pubblico in sala ha seguito con molta attenzione le proiezioni appassionandosi e, in alcuni casi, commuovendosi per la forte presenza scenica e per le scene di vita e momenti di intrattenimento con greci e studenti da parte del compianto Agostino Siviglia, poeta greco-calabro che ha speso tutta la sua vita per il recupero, la valorizzazione e la promozione della Lingua e della cultura dei Greci di Calabria.

La seconda proiezione è stata apprezzata per la semplicità del racconto e per l'interpretazione in Greco di Calabria. I sottotitoli in Italiano hanno permesso a tutti di capire i dialoghi e gustarne il significato dei film.

Durante l'intervallo tra i due film il pubblico è stato intrattenuto da Salvatore Siviglia, uno degli ultimi Greci di Calabria e fratello di Agostino, che con le sue parole e attraverso la recita di alcune sue poesie è riuscito a coinvolgere ed emozionare un pubblico attento e appassionato.

Il successo e l'unanime apprezzamento dell'evento ha fatto si che gli amministratori del Comune di Roghudi abbiano espresso il desiderio di continuare in questa direzione programmando nel prossimo futuro altri momenti come questi e progettando alcune produzioni che possano rendere Roghudi (il cuore della Calabria greca) al centro di inziative e attività volte a valorizzare il patrimonio linguistico e culturale di cui detiene gran parte della sua richezza poetica ed espressiva. 

L'associazione Ellenofona "Jalò tu Vua", il 30 dicembre 2016 alle ore 17:00, a Bova (I Chòra) presso l'Agriturismo "O uranò tu Vua" (Il cielo di Bova) , presenta il romanzo "Del sangue e del vino" di Ettore Castagna.

È prevista la presenza dell'Autore che si propone di alternare momenti di reading a momenti di brani musicali di propria composizione o appartenenti alla tradizione greco-calabra.  Il racconto cerca l'intreccio con la narrazione musicale. 

Ettore Castagna  -  www.ettorecastagna.it  -  Antropologo e musicista, insegnante nella scuola statale e per UniBg.

L'esperienza della ricerca sul campo, iniziata con i primi anni ’80, troverà sintesi in varie pubblicazioni come "U Sonu. La danza sull’Aspromonte Greco" (Squilibri, 2007) e "Sangue e onore in digitale - Rappresentazione e autorappresentazione della ‘ndrangheta" (Rubbettino, 2010).

L’interesse per il Mediterraneo centrale lo ha portato a partecipare all'animazione territoriale e alla progettazione nell'ambito di varie attività di valorizzazione delle culture locali con una speciale attenzione alla Calabria Greca.

Significativo, sin dal 1979, il percorso internazionale di musicista con vari gruppi di rilievo fra cui Re Niliu, AFCL, Nistanimera.

Del sangue e del vino” è uno scritto visionario nel quale si incontrano gli elementi più diversi: il romanzo storico, il fantastico, le tracce etnografiche, la fiaba, l’epica di tre generazioni di greci in un’Aspromonte greco.

Siamo alla fine del XVIII secolo. Dimitri e Agàti, due profughi arrivano in Calabria da una Creta a ferro e fuoco per l’invasione turca. Si stabiliranno a Selènu, un luogo reale ma fuori da ogni tempo dando vita a una saga incalzante nei ritmi narrativi.

Si costruisce da subito un intreccio inestricabile di verità, leggenda, magia, realtà e surrealtà che poi diviene la materia costitutiva di ogni personaggio delineato con forza e, a volte, con volontaria violenza.

Ciò a partire dalla loro unica figlia Caterina, strega ed emarginata per scelta e dal nipote Nino che concluderà una breve esistenza nell’intreccio simbolico fra vino e sangue. 

  

Rassegna stampa

Articolo di Gabriella Cantafio consultabile online:

 L’Aspromonte barocco (e fantastico) di Ettore Castagna

 

Dalla pagina FB dei Lou Palanca:

"Del sangue e del vino" è il titolo del bel romanzo di Ettore Castagna appena edito da Rubbettino.

E’ una storia che conduce il lettore a percorrere un crinale lungo il quale da una parte si può portare lo sguardo alle odierne suggestioni della truculenza pulp di un Quentin Tarantino, ma dall’altra si richiama l’attenzione al rigore intellettuale di un Ernesto De Martino, che infonde l’intera scrittura.

Ci sono il sud e la magia, dunque, il sangue e il vino, la terra e la vendetta a rendere con forza e ritmo efficaci la narrazione di una minuscola saga familiare a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo nella Calabria grecanica. Ci sono la lira e la zampogna, il dissesto idrogeologico e lo sbarco degli immigrati, i militi stranieri occupanti e i preti opportunisti, gli esercenti locali del potere e i pastori poveri cristi a descrivere un mondo dove la realtà materiale più cruda e la fantasia visionaria si intrecciano con la naturalezza propria dell’esperienza popolare. C’è il coltello ficcato in gola a segnare l’affermazione violenta del comando e del controllo del territorio e c’è il Draguméno, indefinita presenza spirituale, forse onnisciente, ma non onnipotente, in fondo anch’essa prigioniera consapevole dei propri limiti, che sono poi i limiti degli esseri umani ai quali si manifesta ed ai quali parla. Ci sono Dimitri e Agati che fuggono dalla Creta assediata dagli Ottomani; c’è la loro figlia Caterina, che assume su di se sapienza, potenza e diffidenza della magaria e delle credenze popolari; c’è il loro nipote Nino, icona dell’innocenza, della vendetta e dell’orrore, che segnano tanti tratti della storia della Calabria. C’è Selenu, il paese arroccato, e il Leucopotamo, la grande fiumara con le secche e con le piene, che danno la vita e dispensano la morte nell’area grecanica, la fascia più meridionale della Calabria, dove il continente si butta a mare, seguendo l’ampio letto dell’Amendolea. Ci sono la fame e il cibo, il sesso e i genitali, ma ci sono soprattutto pietre, che servano a costruire o ad uccidere o a segnare l’ampio corso dell’acqua che scende dall’altopiano.

C’è tutto questo, ma per la riuscita del racconto è essenziale la cifra stilistica che l’autore riesce ad individuare, trovando il compendio esatto, il baricentro possibile, che consente al narratore di passare dall’italiano al gergo dialettale per giungere fino alle filastrocche grecaniche e di farlo con naturalezza, con leggerezza, ma soprattutto con un ritmo musicale capace di rimbalzare la sua eco tra le pietre che cantano, in un orecchio cosmico.

Perché (è naturale riferirvisi per chi conosca l’autore) Ettore è un musicista, un etnoantropologo impegnato da decenni in un caparbio lavoro di ricerca e di elaborazione che parte dalle antiche radici. Un suo apprezzato impegno è stato quello della direzione artistica di Paleariza il festival dell’area grecanica, che ha portato per anni la tradizione ad incontrarsi con il contemporaneo nelle piazze della Bovesia.

"In a cosmic ear" è l’ultimo lavoro dei ricostituiti Re Niliu, di cui Ettore è leader e front man. Nei brani in cui lira, zampogna, ciarameddra incontrano sintetizzatori e chitarre elettriche, voci e musica evocano costantemente questo incontro tra arcaico e moderno, che da parte sua il linguaggio del romanzo sa rendere con intelligenza sottile e stile accattivante riferendolo ad un epoca pur lontana, ma non troppo.

Per chi conosce l’autore dallo scorso millennio, può ritrovare nelle pagine di "Del sangue e del vino" anche il riverbero di una certa goliardia colta e discinta che attraversava gli anni Settanta tra indiani metropolitani e cavalli pazzi, quando ormai la partita della rivoluzione era perduta e anche per questo si partiva alla ricerca delle proprie radici.

Leggendo il romanzo si possono quindi gustare questi bei sapori letterari, compiacendosi delle sagaci costruzioni linguistiche del musicista trasfuse nell’artigianato dello scrittore. La scoperta e lo smascheramento dei codici culturali di questi territori, anche dei meno politicamente corretti, è una operazione meritoria e ben riuscita di questo romanzo storico che Ettore Castagna ha costruito senza enfasi ma con grande capacità di cucire reale e immaginario. Ma soprattutto “Del sangue e del vino” è una lettura coinvolgente, ben strutturata, che porta il lettore, nell’epoca dei 140 caratteri di Twitter, a seguire con passione lo sviluppo di 22 anni di una storia in 218 pagine, a scoprire il racconto di un mondo di uomini eroici e vigliacchi, sbruffoni e disperati come sempre, e di donne che rimangono sottomesse, ma posseggono una sapienza antica e sanno affrontare il diavolo a calci nei coglioni.

E quando la lettura è conclusa non ti sorprende certo scoprirti a dialogare con il Dragumeno.

Naturalmente raccomandiamo a tutte/i di partecipare alle presentazioni del romanzo, che Ettore accompagnerà con la sua musica.

 

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